Andrea Baczynski

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LA CASA DESERTA

Molte volte l’immagine della casa vuota così come la si ritrovava dopo una assenza –magari la grande casa di campagna con la vecchia mobilia dei nonni qualche arredo frugale e varie tracce di esperienze – è cristallizzata nei nostri ricordi e si affaccia alla memoria creando uno spazio ambiguo e senza tempo.

Gli ambienti, oramai privi di “figure”, ci parlano del passato di spazi una volta funzionali dove le stanze corrispondevano ad usi e rituali ben precisi e differenziati: la cucina rustica, il salotto buono con i pezzi salvaguardati dalle immancabili coperture, la camera da letto austera e quasi respingente nel suo sapore di ospedale o di cella da preghiera.

Qualche oggetto – i bricchi, le suppellettili, il fornello elettrico, le scaffalature- testimoniano che questi luoghi fantasmatici fossero vissuti nella loro quotidianità mentre ora sono assimilabili a reperti, emblematiche presenze che sottolineano la scomparsa di chi li abitava.

Gli spazi così perdono di realtà, si moltiplicano attraverso il gioco delle porte aperte dei corridoi, sprofondano nell’oscurità o vengono raggelati in atmosfere metafisiche in scatole della memoria nelle quali le crepe, le macchie di umido, le sfaldature dell’intonaco, le sfilacciature delle tappezzerie, producono in chi le guarda strane risonanze che sembrano raccontare di un mondo interiore solitario e desertico che ha comunque vissuto con pienezza la propria storia di vita.